I LUCCHETTI DELL'AMORE ARRIVANO SULLA STAMPA INTERNAZIONALE

In questi giorni i lucchetti dell'amore di Federico Moccia sono stati al centro dell'attenzione dei media anche internazionali. Qui di seguito riportiamo alcuni estratti dalle pubblicazioni uscite che riassumono la kerelle di questi giorni

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Della polemica sui lucchetti dell'amore, che hanno invaso prima Roma e ora Venezia, si è occupata anche la stampa internazionale. El Mundo, The Guardian, The Daily Mail, sono solo alcuni dei giornali che si sono interrogati sul fenomeno, definendolo «un pugno nell'occhio» o paragonandolo al "caso Twilight" americano. E intanto Federico Moccia difende la sua creatura

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Gli italiani sono rassegnati ai vari “Io e te tre metri sopra il cielo” vergati sui cavalcavia di qualsiasi autostrada, e ai temibili gruppi di lucchetti sparsi sui ponti della penisola sulla moda lanciata dall'omonimo romanzo (poi film) di Federico Moccia. I turisti in visita nel nostro paese, invece, rimangono ancora colpiti alla vista del Ponte di Rialto a Venezia completamente invaso dai lucchetti degli innamorati. In origine era stato Ponte Milvo: i protagonisti del libro “Ho voglia di te” consolidavano il loro legame appena nato proprio davanti al terzo lampione dello storico ponte. Pochi mesi dopo l’uscita del film, sul ponte romano spunta una catena. E nel giro di qualche settimana i lucchetti si moltiplicano assieme alle promesse d’amore. Oggi la notizia ha invaso addirittura la stampa internazionale, tra El Mundo, Guardian, Telegraph e Daily Mail.

Per El Mundo dove finisce il romanticismo iniziano le grane per le amministrazioni locali: a Venezia si parla di una tassa turistica supplementare, per salvaguardare gli edifici storici, oltre che di multe salatissime per gli irriducibili dei lucchetti. Il Guardian paragona l’hype generato dalla sagra mocciana con Twilight, vero e proprio cult: l’attore Riccardo Scamarcio è «l’idolo delle teenager» esattamente come Edward il vampiro. Un successo, prosegue il quotidiano britannico, che è esploso a dispetto della critica. E dei funzionari veneziani che protestano contro la rovina estetica del patrimonio artistico della città. «Le mie sono storie universali, i lucchetti appaiono sui ponti di tutto il mondo, anche quello di Brooklyn». Ha risposto lo scrittore. «Venezia? Beh, penso che abbiano cose più importanti di cui preoccuparsi». Sul Telegraph si cerca di indaga sulla nuova tendenza dei “love locks” che spopola ovunque a Venezia, ma che risulta essere un vero e proprio «pugno nell’occhio». Il Daily Mail titola: «Ponte di Roma rischia il crollo per colpa dei lucchetti d’amore» e ne approfitta per fare una gallery fotografica con Verona, Venezia e Parigi

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Riscoppia la polemica sulla pratica del "lucchetto dell'amore" lanciata dallo scrittore e regista romano con il libro Ho voglia di te. Ecco cosa ne pensa il diretto interessato e cosa risponde a chi lo accusa di teppismo.

La polemica non è nuova. Ma è riscoppiata in questi giorni quando anche sul ponte di Rialto a Venezia sono apparse decine di lucchetti. Già l'estate e l'autunno scorsi erano stati eliminati dal ponte dell'Accademia, l'unico in legno della città lagunare ma d'importanza storica minore nonché in procinto di essere sostituito. La moda, nata a Roma nel 2006 grazie al romanzo di Federico Moccia Ho voglia di te, dove i protagonisti si giuravano amore eterno sul Ponte Milvio attaccando un lucchetto al terzo lampione e gettando la chiave nel Tevere, è diventata una mania che ha contagiato non solo l'Italia. L'invasione dei "lucchetti dell'amore" sono stati appesi al Ponte Vecchio di Firenze, poi al Ponte delle Grazie. Sono a Torino al Colle della Maddalena, a Verona sul cancello della casa di Romeo e Giulietta, a Napoli sul lungomare di via Caracciolo. Ma ce ne sono anche in Portogallo, in Russia, in Ungheria, in Germania, in Giappone, in Ucraina e chissà in quale altro posto del mondo.

Che gli innamorati abbiano desiderio di manifestare (esibire?) il loro amore agli altri è un motivo sufficiente per deturpare monumenti storici? "Walter Veltroni a Roma aveva trovato la soluzione senza distruggere il gesto: creò delle colonnine apposite dove appendere i lucchetti e salvare così il Ponte Milvio - così risponde alla nostra domanda Federico Moccia, "responsabile" dell'insolita lucchetto-mania. "Basterebbe trovare un altro punto, armonizzato e strutturato che non danneggi il monumento ma che diventi un'attrazione, anche turistica". Lo scrittore e regista, uscito a febbraio con L'uomo che non voleva amare (Rizzoli), risponde serenamente anche alle accuse del giornalista Francesco Merlo che ieri su La Repubblica aveva definito i lucchetti "come tarme in un archivio, tarli che divorano un mobilio". E "i lucchettari (…) né poeti né scultori e neppure installatori d'arte, ma vandali e teppisti".

"Se Merlo parlasse di cose più serie - commenta Moccia - forse sarebbe più utile, avrebbe più ascolto e aiuterebbe a trovare le soluzioni ai veri problemi. E poi sappiamo tutti che vietare qualcosa ai ragazzi provoca la reazione opposta". E aggiunge: "Non si tratta né di un atto vandalico né di ribellione, ma di semplice dimostrazione d'amore". Un atto che ha contagiato persino la Corea dove in una fiction tv (guarda il VIDEO sopra) alcuni giovani attaccano un mega lucchetto alla ringhiera di un ponte lanciando la chiave nel fiume.

Per il momento nessuno ha ancora pensato che da qui a 20 anni tutto il ferro recuperato sul letto dei fiumi potrebbe essere sufficiente a costruire un ponte, purché su un lago artificiale dove finalmente poter urlare al mondo intero: viva l'amore!. Nel rispetto dell'ambiente e delle città d'arte.